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L’amministrazione Trump torna a scuotere gli equilibri economici globali con una mossa destinata a far discutere: la firma dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Una decisione che rafforza la politica protezionista del presidente e punta a difendere l’industria americana, ma che rischia di innescare tensioni commerciali con i partner internazionali. Tra mercati in fibrillazione e timori di ritorsioni, l’impatto di questa scelta potrebbe ridisegnare il commercio mondiale. Ecco cosa cambierà per aziende e consumatori.
La posizione dell’Italia dopo l’annuncio dei dazi
“L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti“, ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando con i giornalisti in Transatlantico alla Camera, ha dichiarato che l’Italia non è in guerra e non desidera esserlo, ma, se necessario, reagirà. Ha sottolineato che si tratta dell’ultima ratio e che la decisione di avviare un’offensiva sui dazi è partita dagli Stati Uniti. Ha ribadito che l’Italia non vuole una guerra commerciale, ma è pronta a difendersi se costretta. Infine, ha aggiunto che saranno valutate attentamente le opzioni disponibili prima di prendere una decisione.
Donald Trump firma i dazi Usa
Annunciando i dazi dalla Casa Bianca, Donald Trump ha dichiarato che questo è il giorno della liberazione.
“Sarà il giorno che sarà ricordato come quello in cui abbiamo reso l’America di nuovo ricca“, ha aggiunto.
Donald Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di auto e componenti automobilistici stranieri negli Stati Uniti, fissando un’aliquota del 25% a partire dalla mezzanotte di ieri. La misura, sostenuta dal sindacato United Autoworkers, punta a riequilibrare le politiche commerciali globali e a rispondere alle tariffe applicate da altri Paesi sui prodotti americani, come il 10% imposto dall’Unione Europea sulle auto statunitensi. Il presidente ha giustificato il provvedimento parlando di “giustizia reciproca” e ha sottolineato che la Casa Bianca sta valutando ulteriori aiuti per i settori economici più colpiti.
Inoltre, Trump ha annunciato un dazio del 20% sulle importazioni dall’Unione Europea, accusando il blocco di aver sfruttato gli Stati Uniti per anni. In un’analisi più ampia delle politiche tariffarie globali, ha evidenziato che gli Stati Uniti imporranno la metà dei dazi che altri Paesi applicano sui prodotti americani. Una tabella illustrata dal presidente ha mostrato i dettagli delle nuove misure, con la Cina colpita da tariffe del 34% e la Gran Bretagna soggetta a un dazio del 10%, pari alla metà di quello imposto all’UE.
Oltre a queste misure mirate, Trump ha introdotto un dazio base universale del 10% su tutte le importazioni, che si aggiunge alle tariffe specifiche per singoli Paesi. Il messaggio della Casa Bianca è chiaro: le aziende che desiderano evitare queste imposte devono produrre direttamente negli Stati Uniti. Il nuovo dazio minimo entrerà in vigore il 5 aprile, mentre per i cosiddetti “worst offenders”, ossia i 60 Paesi considerati più penalizzanti per l’economia americana, si applicheranno ulteriori tariffe a partire dal 9 aprile.
Questi dettagli sono stati confermati da funzionari dell’amministrazione durante un briefing riservato con un gruppo di giornalisti.
La posizione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
“I dazi americani sono un colpo importante per l’economia globale. Ci saranno conseguenze per milioni di consumatori nel mondo”.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta a reagire, ma anche a negoziare, sottolineando che non è troppo tardi per trovare un accordo. Ha annunciato che verrà finalizzato un primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e che, in caso di esito negativo dei negoziati, saranno predisposti ulteriori dazi di ritorsione.
Rivolgendosi ai leader europei, ha riconosciuto la delusione nei confronti degli Stati Uniti, storico alleato dell’UE, ma ha invitato alla preparazione per l’impatto economico che ne deriverà.
Von der Leyen ha poi evidenziato le conseguenze negative delle nuove tariffe statunitensi, avvertendo che l’incertezza generata potrebbe alimentare il protezionismo a livello globale. Ha espresso preoccupazione per l’impatto su milioni di persone, in particolare nei Paesi più vulnerabili, già soggetti a tariffe elevate. L’aumento dei costi colpirà beni essenziali come i farmaci e i trasporti, contribuendo a un rialzo dell’inflazione che peserà soprattutto sulle fasce di popolazione più fragili.