Il governo russo ha comunicato l’estensione del divieto di esportazione del diesel fino all’ultimo giorno dell’anno. La misura, prevista per scadere il 31 ottobre, è stata prorogata per garantire continuità nella politica energetica interna, pur consentendo eccezioni controllate per onorare il nuovo impegno con gli Stati Uniti.
Il patto con Washington nasce da una telefonata tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump avvenuta all’inizio del mese corrente.
L’accordo, definito come una sorta di ceasefire energetico tra Russia e Ucraina, ha consentito a Mosca di incrementare la produzione di carburante, ma allo stesso tempo il Paese vuole evitare carenze interne, perciò mantiene rigide regole sull’esportazione di prodotti petroliferi.
Quote di esportazione: dal blocco al rilascio controllato
Attualmente il divieto consente uscite limitate attraverso un sistema di quote.
A novembre queste quote raddoppieranno quattro volte rispetto ai livelli di ottobre, raggiungendo i 2 milioni di tonnellate – equivalenti a circa 0,5 milioni di barili al giorno. L’aumento servirà a dare spazio a quelle imprese che hanno ottenuto l’esenzione e che dovranno soddisfare la domanda statunitense concordata.
Nel mese di ottobre, il governo aveva già escluso alcuni raffineratori dal divieto, assegnando loro quote complessive per 0,5 milioni di tonnellate.
Un nuovo ordine, previsto per i primi giorni di novembre, dovrebbe allargare la lista dei beneficiari e fissare nuovi limiti di esportazione. Se le quote disponibili si esaurissero rapidamente, le autorità potrebbero valutare ulteriori incrementi.
Dettagli operativi: i primi carichi in partenza
Il vice premier Alexander Novak ha confermato che tre petroliere cariche di diesel russo sono già in rotta verso i mercati esteri, con una quarta imbarcazione programmata per partire il 28 ottobre. Questi trasporti avvengono nel rispetto delle quote già stabilite e delle intese intergovernative esistenti.
Raffinerie in ripresa: un surplus che necessita sfogo
Le strutture di raffinazione russe hanno registrato una rapida ripresa dopo le riparazioni richieste a seguito di attacchi con droni. I dati indicano un incremento del 25% nell’utilizzo delle raffinerie tra l’inizio e la fine di ottobre, quando le attività di sabotaggio si sono attenuate.
Secondo le stime, la produzione nazionale di diesel supera di circa il 40% il consumo interno. Questo eccesso rende indispensabile trovare sbocchi d’esportazione per evitare un accumulo interno che potrebbe destabilizzare il mercato interno.
La Russia sta cercando un delicato equilibrio: da un lato mantiene il controllo rigoroso sul flusso di diesel verso l’estero, dall’altro utilizza le quote per rispettare gli impegni presi con gli Stati Uniti, garantendo al contempo che le raffinerie operino a pieno regime senza creare un sovraccarico interno.
