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Rivoluzione sinodale: la Cei rinvia il documento finale per un ripensamento

Rappresentazione della Cei e del sinodo in discussione

Un'assemblea sinodale vivace e critica chiede un ripensamento totale del documento presentato dalla Cei.

Un’assemblea sinodale in fermento

La recente assemblea sinodale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), svoltasi in Vaticano, ha segnato un momento cruciale per la Chiesa italiana. Con oltre mille delegati, di cui più della metà laici, l’assemblea ha bocciato il testo presentato dalla dirigenza, rimandando ogni decisione all’incontro previsto per il 25 ottobre. Monsignor Erio Castellucci, che ha guidato i lavori, ha evidenziato come le numerose proposte di emendamento avanzate dai 28 gruppi richiedano un ripensamento globale del documento, piuttosto che semplici aggiustamenti.

Le priorità emerse

Tra le questioni ritenute prioritarie dai partecipanti, spiccano l’accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari e la responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne. Questi temi, considerati fondamentali per il futuro della Chiesa, sono stati trascurati nel documento originale, giudicato da molti come generico e privo di sostanza. La reazione dei delegati è stata chiara: oltre 150 iscritti a parlare, con una valanga di emendamenti che ha reso il testo “inemendabile”. La sensazione di una “rivolta democratica” è palpabile, con i membri dell’assemblea che si sono sentiti frustrati per la mancanza di riferimenti ai temi discussi negli ultimi quattro anni.

Un nuovo inizio per la Chiesa italiana

Il sinodo, sollecitato da Papa Francesco nel 2015, ha finalmente preso forma, ma non senza difficoltà. La mozione per rinviare il documento e riconvocare l’assemblea è stata approvata a stragrande maggioranza, con 835 voti favorevoli. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha riconosciuto una certa delusione, ma ha anche sottolineato la bellezza di una Chiesa viva e in movimento. Monsignor Castellucci ha preferito vedere il lato positivo, definendo l’assemblea non “ribelle”, ma “viva: critica, leale e appassionata per la Chiesa e la sua missione”. Questo nuovo approccio potrebbe rappresentare un passo importante verso una Chiesa più inclusiva e attenta alle esigenze dei fedeli.