Nel marzo dello scorso anno, l’Antitrust ha imposto a Iris Mobili, la società che gestisce il marchio “Mondo Convenienza“, una pesante multa da 3,2 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. La sanzione, che aveva suscitato un ampio dibattito, è stata confermata, sollevando interrogativi sulle possibili ripercussioni per l’azienda e per i consumatori. Ma cosa significa questa decisione e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per il noto marchio di arredamento?
La replica di Mondo Convenienza
In risposta alla istruttoria, Mondo Convenienza aveva difeso fermamente la propria condotta, ribadendo il costante impegno a offrire servizi di alta qualità e garantire la piena soddisfazione dei clienti.
L’azienda aveva evidenziato i miglioramenti apportati, in particolare nelle aree della consegna e dell’assistenza post-vendita, sottolineando di aver implementato nuove strategie per ottimizzare questi processi. Inoltre, Mondo Convenienza aveva fatto riferimento al conseguimento della certificazione ISO 9001, ottenuta come riconoscimento della qualità del suo servizio clienti e della continua attenzione verso l’eccellenza nella gestione delle richieste e delle necessità dei consumatori.
Mondo Convenienza, maxi multa dell’Antitrust da 3,2 milioni
Il Tar del Lazio ha confermato la maxi multa da 3,2 milioni di euro inflitta nel marzo scorso dall’Antitrust a Iris Mobili, proprietaria del marchio “Mondo Convenienza”, accusata di pratiche commerciali scorrette durante le fasi di consegna, montaggio e assistenza post-vendita. L’Autorità aveva contestato la consegna di prodotti difettosi, la gestione negligente dell’assistenza e il mancato riconoscimento delle garanzie, ostacolando i diritti dei consumatori.
Il tribunale ha respinto le argomentazioni della società, che aveva sostenuto che la scorrettezza fosse esclusa dal basso prezzo dei prodotti e dal fatto che nessun consumatore avesse lamentato raggiri. I giudici hanno ribadito che la contestazione dell’Antitrust riguardava una condotta più ampia e non esclusivamente l’aggressività commerciale.
Inoltre, il Tar ha confermato che la consegna incompleta della merce e l’offerta di buoni spesa come rimedio erano pratiche scorrette, mentre l’approccio dell’azienda riguardo alla gestione delle garanzie e dell’assistenza post-vendita non è stato ritenuto conforme alle normative.