Benjamin Netanyahu è salito sul podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e decine di diplomatici hanno lasciato l’aula in segno di protesta durante il suo intervento.
Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2026. L’episodio ha avuto ripercussioni dentro e fuori l’aula, con manifestazioni davanti all’edificio e un gesto simbolico del sindaco di New York.
Perché il discorso ha provocato reazioni immediate
Il discorso ha polarizzato la sala per il tono e per i numeri citati dal premier: Netanyahu ha affermato che il 7 ottobre i palestinesi hanno ucciso 1.200 israeliani, cifra che ha paragonato a una proporzione di 40 mila americani in un Paese di 10 milioni di abitanti e ha definito l’evento «16 volte l’11 settembre».
Durante l’intervento il premier ha risposto alle uscite dall’aula con la frase: “Chi ha lasciato l’aula è un codardo morale, se ce ne sono altri se ne vadano subito”. Ha inoltre negato accuse di genocidio dicendo: “Israele non ha commesso un genocidio, ha evitato un genocidio”.
Le dimissioni dei delegati e le reazioni in aula
Decine di rappresentanti di diverse delegazioni si sono allontanati dall’aula mentre Netanyahu parlava, lasciando i banchi parzialmente vuoti e creando un clima carico di tensione. Il gesto è stato accompagnato da cori pro-Palestina nel vestibolo dell’edificio e da striscioni esposti dai manifestanti.
Nel corso del discorso il premier ha anche criticato gruppi di coloni in Cisgiordania definendoli un “pugno di giovani teppisti” e ha detto: “Non posso tollerarlo. Non tollererò atti di giustizia privata”. Le frasi hanno ulteriormente polarizzato l’aula e le reazioni esterne.
Arresti e nomi noti coinvolti nelle proteste
Le forze di sicurezza hanno effettuato arresti tra i manifestanti fuori dall’Onu; tra le persone fermate sono state segnalate Susan Sarandon, Cynthia Nixon, Elliot Page e Hannah Einbinder. Le autorità hanno giustificato le catture come necessarie per “prevenire violenze”.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno però criticato l’uso della forza, mentre alcuni partecipanti alle proteste hanno definito gli arresti come atti volti a contenere espressioni di dissenso pacifico.
Riferimenti a Gaza, al Golan e a incidenti recenti
Nel discorso Netanyahu ha difeso prese di posizione e azioni militari, includendo riferimenti storici al Golan e mostrando un dispositivo che, secondo lui, era collegato a precedenti attacchi contro militanti di Hezbollah. Il tono bellicoso ha acuito le tensioni tra i delegati presenti.
Il premier ha inoltre ricordato l’attacco avvenuto due giorni prima a un checkpoint in Cisgiordania, dove Nerya Leiter, riservista e figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, era stato ferito gravemente. Netanyahu ha citato il caso come ulteriore prova della minaccia e ha promesso che il sacrificio “non sarà vano”.
Reazioni simboliche a New York e il ruolo del sindaco
Fuori dall’ONU il sindaco Zohran Mamdani ha pubblicato un video in cui pianta un ramo d’ulivo davanti al Gracie Mansion e condivide una cena con famiglie palestinesi di Gaza, accompagnando il gesto con la didascalia “che la pace sia il nostro futuro”.
Netanyahu aveva accusato Mamdani di diffondere “bugie” e lo aveva definito “anti-semita”, dichiarazioni che hanno alimentato la disputa politica e sociale nella città durante lo svolgimento del discorso.
Le dimissioni dei delegati, le citazioni numeriche e gli arresti hanno trasformato il dibattito diplomatico in un evento con ricadute pubbliche immediate, con manifestazioni che hanno continuato a scandire slogan pro-Palestina e a richiamare attenzione mediatica internazionale.
Il discorso dell’Assemblea Generale e le sue conseguenze restano oggetto di monitoraggio nelle ore successive all’intervento, con sviluppi che potrebbero influenzare il tono delle future sedute e le iniziative diplomatiche sul conflitto.
