Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, continua a suscitare grande attenzione. La nuova inchiesta, riaperta recentemente dalla Procura di Pavia, ha portato alla riesamina di tracce genetiche cruciali per fare chiarezza sul delitto. Due genetisti sono stati incaricati di analizzare i nuovi elementi emersi, con l’obiettivo di far luce su uno dei casi più complessi e controversi della cronaca nera italiana. Le recenti rivelazioni potrebbero finalmente dare una svolta alle indagini, gettando nuova luce sul misterioso omicidio.
Le indagini sulla spazzatura della famiglia di Andrea Sempio
Nel novembre del 2023, i carabinieri di Milano hanno sequestrato un sacco della spazzatura davanti alla casa di un familiare di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. L’operazione, anticipata dalla ‘Provincia Pavese’ e confermata all’AGI da fonti ufficiali, è allegata alla richiesta di incidente probatorio della Procura di Pavia, accolta dalla gip Daniela Garlaschelli, che ha disposto ulteriori accertamenti. Anche questi rifiuti dovranno essere analizzati.
Non è ancora chiaro se questi campioni siano stati prelevati per analisi genetiche o per altre indagini. L’incidente probatorio inizierà il 9 aprile, con il conferimento dell’incarico al perito e la formulazione dei quesiti. Lo stesso giorno, presso il Tribunale della Sorveglianza di Milano, si terrà l’udienza per discutere la richiesta di semilibertà per Alberto Stasi, condannato a 16 anni per il delitto e attualmente detenuto nel carcere di Bollate.
Delitto di Garlasco, le conclusioni del genetista della procura sul Dna di Sempio
Sui frammenti di due unghie di Chiara Poggi è stato trovato un Dna maschile “perfettamente sovrapponibile” a quello di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, nuovamente indagato per l’omicidio. Tale Dna corrisponde a quello che la difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per il delitto di Garlasco, ha attribuito a Sempio. Questo emerge dalla relazione dei consulenti della Procura di Pavia, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, datata 5 febbraio 2024.
Le nuove indagini, che hanno preso il via dopo un’iniziativa della difesa di Alberto Stasi, giungono a conclusioni simili a quelle precedentemente emerse. La Procura, che ha ottenuto la riapertura del caso dalla Cassazione dopo l’archiviazione nel 2017, ha confermato che uno degli aplotipi repertati, in particolare quello di Sempio, è compatibile con le tracce trovate sui margini ungueali della vittima.
Nella sua consulenza di 60 pagine, l’esperto rivela che dall’analisi dei “numerosi reperti” consegnati dai carabinieri di Milano sono stati identificati cinque distinti aplotipi Y, corrispondenti a cinque diverse linee maschili. Le tracce genetiche sono state rinvenute in particolare sul quinto dito della mano destra e sul primo e quarto dito della mano sinistra della vittima.
Gli aplotipi Y sono tratti genetici utilizzati in ambito forense per identificare la linea paterna di una persona. Poiché il cromosoma Y si trasmette solo dal padre ai figli maschi, analizzarlo permette di collegare un sospetto a una scena del crimine o a una vittima. Ad esempio, se il Dna trovato su un’arma ha un aplotipo Y che corrisponde a quello di un sospetto, si può suggerire che lui o un suo parente maschio (come un fratello) siano coinvolti. Sebbene non identifichi direttamente il colpevole, è utile per restringere i sospetti o confermare legami familiari, specialmente in casi complessi come omicidi o stupri.