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Guerra dei dazi, effetto shock sulle Borse europee: Milano chiude in profondo rosso

Borsa Milano dazi

Le Borse europee affondano dopo i dazi di Trump: Piazza Affari crolla, segnali allarmanti da Milano.

L’inasprimento della guerra dei dazi ha scatenato il panico sui mercati globali. Dopo l’annuncio del presidente Trump di nuove tariffe, le Borse europee hanno reagito con un tonfo generalizzato. A guidare i ribassi è Milano, con Piazza Affari che ha chiuso la seduta in profondo rosso, trascinata giù da banche e titoli industriali. Lo spettro di una recessione globale torna a farsi sentire, alimentando la tensione tra investitori e istituzioni finanziarie.

L’intervento del ministro degli Esteri dopo la notizia del crollo delle Borse

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato da Bruno Vespa a Cinque Minuti su Rai Uno, ha dichiarato di non sapere cosa avesse in mente Trump, ipotizzando che probabilmente stesse cercando di rafforzare la posizione industriale degli Stati Uniti. Ha sottolineato che l’importante è come reagire di fronte all’aumento dei dazi, un’azione che considera certamente negativa, ma che va affrontata con grande calma.

“Le Borse crollano perché c’è un allarmismo eccessivo. La stampa, i politici, come se stesse crollando il mondo”.

Il ministro ha precisato che la situazione non è così drammatica, riportando che, qualora questa azione dovesse proseguire, il PIL dell’Unione Europea perderebbe al massimo lo 0,2-0,3% in un anno. Ha concluso affermando che bisogna difendere l’industria e il mercato europeo per evitare una vera e propria guerra commerciale.

Guerra dazi, Borsa Milano a picco: gli allarmanti numeri del crollo

Piazza Affari crolla sotto la pressione della nuova offensiva commerciale lanciata dagli Stati Uniti. L’escalation della guerra dei dazi, innescata dall’amministrazione Trump, ha provocato una giornata nera per la Borsa di Milano. Ha vissuto una delle peggiori sedute della sua storia, con il Ftse Mib in calo del 7,5% e termina a -6,53%, un tonfo paragonabile a quello dell’11 settembre 2001, quando l’indice perse il 7,57%. Peggio fece solo il 12 marzo 2020, all’indomani del primo lockdown per il Covid-19, con un -16,92%, seguito dal -12,48% del post-Brexit nel 2016 e dal -12% del “lunedì nero” del 1987.

Tra i titoli più colpiti figurano Azimut, che cede il 12,6%, Leonardo (-12,4%) e Monte dei Paschi di Siena (-12,12%). In controtendenza, l’unico titolo a chiudere in positivo è Diasorin, che guadagna l’1,66%, sostenuta da un aumento della domanda nel settore sanitario.

Sullo sfondo, le tensioni geopolitiche e commerciali tra Stati Uniti e Cina spingono gli investitori a ridurre l’esposizione ai mercati azionari, innescando un’ondata di vendite che travolge tutte le principali piazze europee. Londra e Francoforte chiudono entrambe con perdite del 4,95%, mentre Parigi lascia sul campo il 4,26%.

Il bilancio è pesantissimo: nella sola giornata odierna, le Borse europee hanno bruciato 819 miliardi di euro in capitalizzazione, cifra che si somma ai 422 miliardi persi alla vigilia, portando il totale a oltre 1.241 miliardi in appena due sedute.

Negli Stati Uniti, intanto, Wall Street tenta un parziale rimbalzo grazie a una distensione diplomatica: le azioni Nike guadagnano il 5% dopo una telefonata tra il presidente Trump e il segretario generale del Partito Comunista vietnamita, To Lam. Secondo fonti ufficiali, il Vietnam sarebbe disposto ad azzerare i dazi su alcuni prodotti americani nel caso di un’intesa commerciale bilaterale. Una notizia che ha dato sollievo agli investitori nel settore retail, considerando che il Paese asiatico rappresenta uno dei principali hub produttivi per il colosso dell’abbigliamento sportivo.

L’umore dei mercati resta però cupo: il rischio di una frenata dell’economia globale è tornato a occupare il centro della scena, mentre l’onda d’urto delle politiche protezionistiche si fa sempre più ampia.