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Britain colpisce il settore petrolifero russo con nuove sanzioni

Britain colpisce il settore petrolifero russo con nuove sanzioni

Il Regno Unito lancia una nuova ondata di sanzioni contro l'energia, le flotte clandestine e i canali cripto che alimentano il conflitto russo.

Il prossimo giovedì 8 ottobre 2026 il governo britannico ha annunciato una serie di provvedimenti restrittivi contro la Russia, inserendo nella lista nera ben 38 entità legate al settore energetico, a oltre 600 navi della cosiddetta shadow fleet e a una molteplicità di piattaforme finanziarie. Nella dichiarazione del Foreign Office è stato ribadito che “il messaggio è semplice: chi aiuta la Russia a finanziare o equipaggiare la guerra subirà le conseguenze“, segnando un passo decisivo nella strategia di pressione occidentale.

Sanzioni al settore energetico russo

Tra le misure più incisive vi sono le restrizioni imposte a due importanti produttori di petrolio russi, Zarubezhneft e INK Capital. Con l’inclusione di queste compagnie, le sanzioni britanniche ora coprono più del 90 % della capacità produttiva totale di petrolio della Russia, riducendo drasticamente le entrate derivanti dalle esportazioni energetiche.

Il provvedimento mira a far pressione sul bilancio militare russo, poiché il combustibile rimane una delle principali fonti di finanziamento per le operazioni in corso.

Le navi della shadow fleet

Accanto ai produttori di energia, 12 nuove navi sono state aggiunte alla lista delle shadow fleet portando il totale a oltre 600 unità.

Queste imbarcazioni, spesso più vecchie di due decenni, operano sotto bandiere fittizie e sono impiegate per trasportare petrolio russo aggirando i controlli internazionali. Le autorità di Londra hanno affermato che l’obiettivo è impedire che il petrolio sfugga al regime di sanzioni, chiudendo corsie logistiche alternative e mettendo fine ai traffici segreti.

Interdizione delle forniture strategiche

Un ulteriore elemento del pacchetto prevede il blocco di 17 soggetti – aziende e individui – che forniscono alla Russia beni ad alta priorità indispensabili per la produzione di missili balistici e droni. Tra questi troviamo importatori di machine tools e componenti elettronici, la cui presenza è spesso mascherata da transazioni tramite paesi terzi. Un caso significativo è quello del cittadino olandese Alexander Jan Hendrik Tattersall ritenuto collegato al trader turco Redwing Metal inserito nella lista per presunte attività di facilitazione degli approvvigionamenti militari.

Colpi finanziari: cripto e sistemi di pagamento

Parallelamente alle restrizioni fisiche, il Regno Unito ha colpito cinque entità finanziarie, di cui una registrata in Canada e tre situate in Kirghizistan, per il loro ruolo nel facilitare il contorno economico alla Russia. Inoltre, tre piattaforme di scambio di criptovalute e due sistemi di pagamento sono stati inseriti nella lista delle sanzioni, accusati di aver collaborato con la rete di pagamento alternativa A7. Queste piattaforme avrebbero consentito a Mosca di eludere i tradizionali canali bancari occidentali, mantenendo operativi flussi di capitale non tracciabili.

La rete A7 sotto pressione

Le autorità britanniche hanno sottolineato che due delle piattaforme recentemente sanzionate hanno fornito direttamente servizi alla rete A7 la stessa oggetto di una recente indagine del U.S. Treasury. Secondo gli americani, tra gennaio 2025 e giugno 2026 il network avrebbe gestito più di 17 miliardi di transazioni a livello globale, mentre lo stesso ente ha affermato che l’anno precedente A7 avrebbe movimentato oltre 90 miliardi di dollari, equivalenti a circa la metà della spesa militare annua russa. Il blocco di questi canali finanziari intende ridurre drasticamente la capacità di Mosca di finanziare le proprie operazioni belliche.

Con l’adozione di misure che coprono più del 90 % della capacità petrolifera russa e più di 600 navi della shadow fleet, Londra mira a ridurre significativamente le risorse a disposizione di Mosca, limitando al contempo le opportunità di evasione offerte dalle criptovalute e dalle piattaforme di pagamento offshore.

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